Comprendere depersonalizzazione e derealizzazione
La depersonalizzazione e la derealizzazione, spesso abbreviate in DPDR, sono condizioni cliniche caratterizzate da una percezione distaccata dell’ambiente circostante e di sé stessi. I pazienti descrivono spesso una sensazione di stordimento surreale, come se si trovassero in uno stato onirico.
Questi sintomi possono manifestarsi in modo episodico o persistente. Nei casi gravi i pazienti possono arrivare a non riuscire a provare emozioni, a causa del profondo distacco che vivono rispetto al proprio ambiente e a sé stessi.
Cannabis e DPDR: il collegamento
Sebbene la DPDR possa manifestarsi in persone che non hanno mai usato cannabis né altre droghe, un racconto ricorrente è che questa sintomatologia surreale si sia manifestata per la prima volta durante l’uso di cannabis e sia poi persistita. Alcuni pazienti la descrivono come una sensazione persistente di «sballo» che dura a lungo dopo che l’intossicazione vera e propria si è esaurita.
La cannabis è la responsabile?
Non è noto se la cannabis causi la DPDR o la scateni in persone già vulnerabili, e non è stato stabilito che la cannabis si limiti a far emergere una condizione che si sarebbe manifestata comunque. Per quanto riguarda la psicosi, uno studio caso-controllo europeo del 2019 su 901 pazienti e 1.237 controlli ha rilevato che l’uso quotidiano di cannabis, e in particolare l’uso quotidiano di cannabis ad alta potenza, era associato a una maggiore probabilità di disturbo psicotico. Per quanto riguarda la DPDR, un’indagine del 2009 su 394 persone adulte con questo disturbo ha rilevato che la cannabis era una delle due droghe più comunemente indicate come fattore scatenante.
Una revisione sistematica del 2023 ha stimato che il disturbo di depersonalizzazione-derealizzazione colpisca circa l’1% della popolazione generale, con tassi più elevati riportati tra le persone con una storia di abusi interpersonali. La sua insorgenza è stata collegata a fattori come lo stress prolungato, le esperienze traumatiche e l’uso di droghe, compresa la cannabis.
La DPDR: un meccanismo di protezione del cervello?
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la DPDR acuta possa agire come meccanismo di protezione del cervello, attenuando le risposte emotive per proteggerlo da un sovraccarico emotivo; si tratta ancora di un’ipotesi. Il problema sorge quando questo meccanismo reagisce in modo eccessivo, portando a una disconnessione prolungata tra il mondo esterno e l’esperienza emotiva.
Secondo questa visione, sia una situazione traumatica della vita quotidiana sia l’effetto ansiogeno di una droga potrebbero attivare questa risposta.
Il proibizionismo e le sue conseguenze
La cannabis di strada, facilmente accessibile a causa degli ostacoli burocratici legati alla prescrizione della cannabis medica, non è regolamentata e ha una potenza molto variabile. Una meta-analisi del 2021 ha rilevato che le concentrazioni di THC nell’erba e nella resina di cannabis sono aumentate nei decenni studiati, senza evidenze di una variazione dei livelli di CBD.
Un mercato regolamentato con controlli di qualità potrebbe fissare un limite di THC e indicare in etichetta il contenuto di CBD, il che potrebbe contribuire a limitare l’esposizione a livelli di THC molto elevati. Tuttavia, uno studio randomizzato del 2023 su 46 persone sane che facevano un uso occasionale di cannabis non ha trovato evidenze che il CBD, ai rapporti CBD:THC più comuni nei prodotti a base di cannabis, proteggesse dagli effetti avversi acuti del THC. La DPDR inizia spesso durante l’adolescenza o la prima età adulta, una fase di sviluppo del cervello: uno studio su 204 casi ha riportato un’età media di insorgenza di 22,8 anni, con un’insorgenza più precoce associata a una maggiore gravità. Chi sostiene la legalizzazione ritiene che una regolamentazione rigorosa potrebbe ridurre l’accesso dei giovani alla cannabis in modo più efficace rispetto alle misure attuali.
Affrontare la DPDR: l’approccio medico
La medicina convenzionale non dispone ancora di un farmaco approvato specificamente per i sintomi della DPDR. A volte vengono prescritti farmaci ansiolitici come gli SSRI, poiché la DPDR coesiste spesso con un’ansia o una depressione accentuate.
Il trattamento si concentra principalmente su approcci psicologici, come la terapia cognitivo-comportamentale, anche se una revisione sistematica del 2024 ha rilevato che gli studi sui trattamenti della DPDR erano in genere pochi e di bassa qualità. L’obiettivo principale è distogliere l’attenzione dai sintomi e riorientarla verso altre attività, ricondizionando gradualmente il cervello a modificare la propria percezione.
Cosa dice la ricerca sul CBD
È stato ipotizzato che il CBD possa attenuare alcuni effetti a breve termine del THC o avere rilevanza per la DPDR, ma nessuna delle due ipotesi è stata dimostrata, e lo studio del 2023 descritto sopra non ha rilevato alcun effetto protettivo contro gli effetti acuti del THC. Il CBD è stato studiato per i suoi possibili effetti ansiolitici e antipsicotici: una rassegna del 2015 ha descritto le evidenze sull’uomo relative all’ansia come limitate a studi a breve termine con poche popolazioni cliniche, e una revisione sistematica del 2020 ha rilevato evidenze limitate di efficacia antipsicotica. L’aumento dell’ansia è un fattore centrale di amplificazione dei sintomi della DPDR.
La paura dei sintomi può creare un circolo vizioso che li perpetua. La ricerca sul CBD e sulla DPDR è molto limitata. Un piccolo studio del 2011 su dieci volontari sani di sesso maschile ha rilevato solo una tendenza non significativa del CBD a ridurre la depersonalizzazione indotta dalla ketamina, e non includeva persone con DPDR.