Questo articolo d’archivio riguarda la revisione della cannabis e delle sostanze correlate condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2018. Nella riunione di giugno, il Comitato di esperti sulla farmacodipendenza (ECDD) ha esaminato le prove pertinenti al controllo internazionale delle droghe, compresi possibili usi terapeutici e rischi per la salute. Alla valutazione preliminare di giugno è seguita una revisione critica più avanti nello stesso anno. La revisione riconosceva un potenziale di ricerca; non era un’autorizzazione generale dei prodotti a base di cannabis come medicinali. Si vedano le spiegazioni dell’OMS sulla revisione.
Il resoconto originale annunciava una riunione del comitato per la settimana successiva. Questo riferimento temporale appartiene al racconto storico e non indica un evento futuro. Una valutazione preliminare stabilisce se le prove disponibili giustifichino una revisione critica e individua le lacune conoscitive. Il dibattito sulla politica internazionale sulle droghe può influenzare le discussioni nazionali, ma una revisione dell’ECDD non modifica di per sé le leggi sulla cannabis di ogni Paese.
La revisione dell’ECDD faceva parte del processo internazionale dell’OMS, per il quale erano state richieste informazioni agli Stati membri; non era semplicemente un incarico del governo statunitense. Separatamente, la Food and Drug Administration aveva invitato il pubblico a inviare commenti per preparare la risposta degli Stati Uniti all’OMS. Il suo avviso dell’aprile 2018 riguardava il potenziale di abuso, l’utilità medica, il traffico e gli effetti dell’inclusione nelle tabelle di controllo. Questo articolo riportava originariamente circa 17.000 commenti pubblici; l’avviso conferma la consultazione, ma non dimostra quel totale di 17.000. Il numero storico è conservato come dato riferito dall’articolo originale, non come conteggio verificato in modo indipendente o misura delle prove cliniche.
La precedente valutazione del CBD riguardava il cannabidiolo, un composto della cannabis, non un’erba distinta. La revisione critica del CBD dell’OMS del 2018 descriveva prove cliniche relative a specifici trattamenti dell’epilessia e ricerche preliminari su altre indicazioni, insieme a considerazioni sulla sicurezza e sulle interazioni. Le conclusioni sul CBD puro non vanno applicate indiscriminatamente a tutti i prodotti a base di cannabis. La revisione più ampia trattava separatamente la pianta e la resina di cannabis, gli estratti e le tinture, il THC e i suoi isomeri.
Che cosa ha esaminato la revisione dell’OMS
L’articolo originale organizzava la discussione in tre temi. Si tratta di categorie editoriali, non di tre conclusioni ufficiali dell’OMS:
- Rischi potenziali
- Ricerca sui possibili benefici per le patologie croniche
- Percezione pubblica della marijuana e dell’uso di cannabis
La discussione delle overdose acute mortali non dimostrava che la cannabis non potesse mai contribuire a un decesso o causare danni gravi. Il materiale tossicologico considerava anche le reazioni avverse e la compromissione della guida. La valutazione delle overdose va quindi distinta da una garanzia di sicurezza generale; la cannabis influisce su più aspetti della sola attività mentale.
Il rapporto di revisione critica preparato per l’ECDD più avanti nel 2018 esaminava risultati preclinici relativi a una minore proliferazione delle cellule tumorali, all’induzione della morte cellulare e a una riduzione della migrazione e dell’angiogenesi in modelli sperimentali. Questi risultati di laboratorio non dimostrano che la cannabis o i prodotti al CBD venduti al dettaglio distruggano i tumori nei pazienti. Sostengono ulteriori indagini, non la sostituzione delle cure oncologiche consolidate.
La revisione affrontava anche l’incertezza e la percezione pubblica. Non dimostrava che tutte le prove di effetti nocivi fossero false. Riconoscere possibili usi medici e interrogarsi sull’adeguatezza dei controlli internazionali è compatibile con preoccupazioni riguardanti effetti avversi, dipendenza e rischi in particolari circostanze.
La ricerca terapeutica e i suoi limiti
Il resoconto originale trattava diverse patologie e metteva in evidenza la ricerca sulle cellule tumorali. Sono questioni distinte: un effetto sperimentale sulle cellule non è un beneficio dimostrato per una persona con un tumore. Le decisioni sull’accesso medico dipendono anche dal diritto nazionale e dalla valutazione delle autorità; non si possono spiegare come conseguenza generale di quei risultati di laboratorio.
Di seguito sono conservate le patologie e gli argomenti di ricerca citati nel resoconto originale. La loro inclusione non significa che ogni preparazione di cannabis si sia dimostrata efficace per ciascuno di essi o che le prove fossero tutte ugualmente solide:
- Stimolazione dell’appetito,
- Dolore cronico,
- Epilessia,
- Dolore neuropatico,
- Astinenza da oppioidi,
- Disturbo da stress post-traumatico
- Disturbi del sonno.
Questi studi e resoconti non vanno descritti complessivamente come casi di pazienti guariti grazie all’assunzione di cannabis. Disegni di studio, preparazioni ed esiti erano diversi. Per esempio, la sezione sull’astinenza da oppioidi descriveva uno studio osservazionale che non aveva rilevato una riduzione dei sintomi di astinenza. Le altre affermazioni dell’articolo originale richiedono le seguenti precisazioni:
- Mal di testa: le ricerche preliminari su emicrania e cefalea a grappolo non vanno presentate come sollievo universale dal mal di testa.
- Sonno: venivano discussi sintomi legati al sonno, ma l’espressione originale «sleep anemia» non era definita. Qui non è utilizzata come diagnosi né sostituita, senza segnalarlo, con un diverso disturbo del sonno.
- Malattia di Parkinson: la revisione descriveva piccoli studi osservazionali non controllati che riportavano miglioramenti dei sintomi, compresi i punteggi motori. Questi risultati non dimostrano che la cannabis abbia causato la guarigione o migliori in modo affidabile la funzione motoria di tutti i pazienti.
La valutazione preliminare era un passo verso la decisione sull’opportunità di un esame più approfondito ai fini della classificazione internazionale. Non confermava l’esistenza di prove cliniche sufficienti per ogni affermazione terapeutica di questo articolo. Le conclusioni devono rimanere legate alla specifica sostanza, allo studio e all’esito, indicando apertamente le lacune della ricerca.
L’articolo originale attribuiva a Michael Krawitz critiche alla lentezza delle decisioni internazionali e alla scarsa attenzione ai possibili benefici della cannabis. Lo descriveva come un ufficiale in pensione dell’aeronautica statunitense e un sostenitore della riforma delle politiche sulla cannabis che aveva osservato benefici medici. Queste descrizioni sono conservate come parte del resoconto archiviato, non come citazione letterale verificata o prova clinica. La sua partecipazione al dibattito è documentata: è stato coautore di un contributo della società civile al processo dell’ECDD del 2018. Quel contributo sollevava questioni procedurali e terminologiche; da solo non verifica ogni dichiarazione qui attribuitagli.